Finalmente si sentono nomi importanti criticare Bryant non solo a parole. Riporto l'ottimo articolo di Dan Peterson sulle parole di Garnett dopo la vittoria del suo primo anello in gara 6 contro i Lakers: Sto parafrasando, ma Kevin Garnett ha detto ciò che pensano molti. Ha detto che per due quarti i Lakers giocano come una squadra, mentre per gli ultimi due quarti è Kobe Bryant contro tutti. Per la verità, i Chicago Bulls di Michael Jordan facevano più o meno così. Nel primo quarto, Jordan faceva solo 4 punti, nel secondo solo 6 punti, nel terzo 8 punti e nell’ultimo 12 punti. Totale: 30. Ma, se la memoria non mi inganna, Jordan non usciva quasi mai dallo schema Triangolo di coach Phil Jackson e del vice-allenatore Tex Winter, gli stessi tecnici che guidano i Lakers di Kobe Bryant. Comunque, è una frase, quella di Garnett, che va analizzata.
1. Doveva dirlo Garnett? Certamente, no. Poteva benissimo limitarsi a dire: “Beh, loro erano in grande spolvero nei primi due quarti e noi abbiamo cominciato a ingranare solo dal 3° quarto in poi”. Oppure: “Nel primo quarto (di Gara 4, 35-14, a favore di Los Angeles) non riuscivamo a fermare nessuno. Ma siamo una buona squadra difensiva e ci abbiamo messo più impegno da lì in poi”. Oppure: “Loro sono sempre una grande squadra e pericolosa in casa. Abbiamo fatto una rimonta storica, ma quella, ormai, fa parte del passato. Anzi, servirà a loro per darsi una grande carica per Gara 5”. Ma Garnett ha optato per la sincerità anziché la diplomazia.
2. È colpa di Kobe? Può anche darsi. Se devo dire la mia, come talento, Kobe è quasi identico a Michael Jordan. Anzi, due centimetri più alto, forse un po’ meglio nel tiro da fuori, quasi gli stessi mezzi atletici. La differenza è forse nell’approccio mentale, di giocare sempre da squadra. Sia chiaro, ci sono voluti 6 anni a Jordan per capire questa lezione. Nei suoi primi sei anni nell’NBA, i Chicago Bulls di Jordan non hanno vinto il titolo e non hanno fatto nemmeno un finale, anche se lui è stato il primo realizzatore dell’NBA. Quando Jordan (sotto la motivazione di coach Phil Jackson) ha cominciato a giocare meglio con i compagni, hanno vinto. Kobe, forse, non è a quel punto.
3. È colpa dei compagni di Kobe? Certamente loro scaricano molta responsabilità su Kobe. Come quando una squadra in Italia dava la palla sempre al giocatore Americano per i tiri cruciali. Certamente a loro fa comodo mettere la palla nelle mani di Kobe, il più forte attaccante nell’NBA. Certamente, però, con questo atteggiamento, loro (i compagni di Kobe) rinunciano non solo ai tiri, ma anche alle responsabilità, che è grave. Certamente, Kobe sente questa pressione. Certamente Kobe ha una grande fiducia in se stesso e non ha paura di attaccare 1-contro-5. Ma non è la maniera di vincere le partite. Quindi, i anche compagni devono prendersi le loro responsabilità.
4. Sarà una motivazione per i Lakers? Senza dubbio. Per Kobe e per i suoi compagni. Coach Phil Jackson l’ha anche detto pubblicamente. Ha già ritagliato il testo della dichiarazione, l’ha fotocopiato e l’ha reso disponibile a tutti. Comunque, anche coach Phil Jackson deve accettare le sue responsabilità se la squadra non gioca... come squadra negli ultimi due quarti. È lui che deve chiedere a tutti di giocare insieme per liberare uno... e non si sa chi. È lui che deve consigliare Kobe di non cercare di vincere tutto da solo, ma in cinque. Comunque, Garnett ha detto ciò che molti osservatori pensano. È che non doveva dirlo lui.
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